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3 febbraio 2012 5 03 /02 /febbraio /2012 17:41

Canzone dedicata al mondo femminile, che lavora tutta la vita senza compenso...

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3 febbraio 2012 5 03 /02 /febbraio /2012 09:40

[Continuum di R. Steiner, "Lo Stato”, 3ª conf. di Zurigo del 26/10/1919; Titolo originale: "La vita giuridica: compiti e limiti della democrazia. Diritto pubblico e diritto penale" - A cura di Nereo Villa] 

 

[...] L'IMPULSO ALLA TRIARTICOLAZIONE DELL'ORGANISMO SOCIALE DEVE PERCIÒ ESIGERE CON LA MASSIMA FERMEZZA LA SEPARAZIONE DELLA VITA GIURIDICA, DEL TERRENO GIURIDICO, DALL'AMMINISTRAZIONE DEL CIRCUITO ECONOMICO [il maiuscolo è mio - nota del curatore].  

 

Come vi dicevo ieri, all'interno del processo economico devono formarsi delle associazioni. Categorie professionali, produttori e consumatori si troveranno in esse gli uni di fronte agli altri. I fatti e i provvedimenti puramente economici che intercorreranno a quel livello saranno fondati su contratti stipulati fra le associazioni.

 

Nella vita economica tutto deve fondarsi su contratti, su prestazioni reciproche. Le corporazioni si troveranno di fronte a corporazioni; la competenza e la specializzazione costituiranno l'elemento determinante. Lì la mia opinione, poniamo, di imprenditore sul valore che deve avere il mio settore industriale nella vita pubblica non avrà alcuna importanza.

 

No, se la vita economica è autonoma non potrò decidere niente in proposito, ma dovrò produrre qualcosa nel mio settore industriale, dovrò stipulare dei contratti con le associazioni di altri rami dell'industria, che a loro volta dovranno offrirmi in cambio le loro prestazioni. La possibilità che avrò di piazzare le mie prestazioni dipenderà dalla mia capacità di sollecitare le loro controprestazioni. A livello contrattuale si formalizzerà un'associazione in base alle capacità. Questi sono i fatti.

 

Diversamente dovranno svolgersi le cose sul terreno giuridico, dove sono gli individui a stare gli uni di fronte agli altri e dove ci si può occupare solo di deliberare sulle leggi che regolino i diritti pubblici attraverso decisioni prese dalla maggioranza.

 

CERTAMENTE MOLTI DICONO: "MA IN FIN DEI CONTI CHE COS'È IL DIRITTO PUBBLICO? NON È NIENT'ALTRO CHE CIÒ CHE ESPRIME A PAROLE E METTE SOTTO FORMA DI LEGGE CIÒ CHE ESISTE NELLE SITUAZIONI ECONOMICHE".

 

Sotto molti aspetti è senz'altro così, e come l'idea della triarticolazione sociale non trascura la realtà, così non trascura neppure questo aspetto. Ciò che risulta legittimo per via delle decisioni prese sul terreno democratico viene poi ovviamente introdotto nella vita economica da chi commercia. L'IMPORTANTE È CHE NON VENGA ESTRATTO DALLA VITA ECONOMICA PER ESSERE TRASFORMATO IN DIRITTO. Lo si introduce nella vita economica dopo che è stato deciso fuori di essa.

 

QUELLI CHE PENSANO IN ASTRATTO DICONO: "SÌ, MA QUELLO CHE C'È NELLA VITA ESTERIORE, DOVE L'UNO COMMERCIA CON L'ALTRO QUANDO EMETTE UNA CAMBIALE O QUALCOSA DI ANALOGO, QUELLO CHE EMERGE NEL DIRITTO CAMBIARIO, NON FA PIENAMENTE PARTE DELLA VITA ECONOMICA? NON È UN'UNITÀ IN TUTTO E PER TUTTO? E ADESSO ARRIVI TU, TRIARTICOLATORE, E VUOI SEPARARE CIÒ CHE NELLA VITA È UNA PERFETTA UNITÀ". Come se nella vita - proprio quella a cui l'uomo non può accedere e a cui non può arrecare danno con le sue opinioni - non ci fossero molti settori in cui correnti di forze provenienti da parti diverse si uniscono formando un'unità.

 

Prendete l'essere umano in fase di crescita. Possiede varie qualità che ha ereditato, che si ritrova addosso, e altre che gli sono state trasmesse mediante l'educazione. L'individuo in crescita ottiene da due fonti diverse le proprie caratteristiche: dall'ereditarietà e dall'educazione che gli dà l'ambiente.

 

Se fate qualcosa a quindici anni, non potete dire che ciò che fate non è un'unità. In quello che fate, però, confluisce a costituire quell'unità da un lato il risultato della vostra eredità e dall'altro quello della vostra educazione. È così che in esso c'è unità, ma è un'unità solo per il fatto che vi si contribuisce da due provenienze diverse. L'unità che si forma è sana proprio perché c'è una confluenza di due realtà distinte.

 

Per quanto riguarda l'idea dell'organismo sociale triarticolato, dalla realtà della vita risulta non meno che UNA SANA UNITÀ PER L'AGIRE IN AMBITO ECONOMICO PUÒ CREARSI SOLO NELLA MISURA IN CUI VI VENGONO INCLUSI ANCHE DEI CONCETTI GIURIDICI. PERÒ SI TRATTA DI DUE FONTI DIVERSE: I PROVVEDIMENTI ECONOMICI VENGONO PRESI AUTONOMAMENTE IN BASE A PUNTI DI VISTA ECONOMICI E I DIRITTI VENGONO SANCITI A PARTE SECONDO I CRITERI DELLA VITA GIURIDICA.

 

POI gli uomini ne fanno un'unità. Solo in questo modo c'è armonia, mentre SE SI FANNO DERIVARE I DIRITTI DAGLI INTERESSI DELLA VITA ECONOMICA, NASCONO DELLE CARICATURE. IN QUEL CASO IL DIRITTO È SOLO UNA FOTOGRAFIA, SOLO UNA COPIA DELL'INTERESSE ECONOMICO. MA ALLORA IL DIRITTO NON ESISTE PIÙ. È SOLO FACENDOLO NASCERE FIN DALL'INIZIO SU UN TERRENO DEMOCRATICO AUTONOMO CHE SI PUÒ INTRODURRE IL DIRITTO NELLA VITA ECONOMICA.

 

Cari ascoltatori, dovremmo poter credere che si tratti di un concetto talmente chiaro da non aver bisogno di essere spiegato in lungo e in largo, ma LA PREROGATIVA DELLA NOSTRA EPOCA È CHE LA VITA RECENTE HA OSCURATO E DEFORMATO PROPRIO LE VERITÀ PIÙ LAMPANTI.

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3 febbraio 2012 5 03 /02 /febbraio /2012 09:36

[Continuum di R. Steiner, "Lo Stato”, 3ª conf. di Zurigo del 26/10/1919; Titolo originale: "La vita giuridica: compiti e limiti della democrazia. Diritto pubblico e diritto penale" - A cura di Nereo Villa]  

[...] In questi anni abbiamo visto crollare uno Stato, si potrebbe dire che si è sfasciato a causa delle sue stesse condizioni [Oggi il crollo sta avvenendo in tutti gli Stati del pianeta a causa di banche autoproclamatesi forzosamente - cioè non democraticamente - istituti giuridici, in cui I COSIDDETTI DIRITTI PUBBLICI ALTRO NON SONO SE NON INTERESSI ECONOMICI CAMUFFATI! Pertanto, il crollo non avviene più con le guerre, anche se queste ultimi sono sempre un rischio reale oggi, ma a causa della succubanza mondiale dei politici (camerieri dei banchieri) all’imperialismo finanziario che domina arimanicamente il mondo - nota del curatore]. E questo Stato, il vecchio impero austroungarico che non esiste più, può anche diventare oggetto di un esperimento per questioni giuridiche.

 

Chi ha seguito gli anni della guerra, sa che alla fine l'Austria è caduta per via di eventi puramente bellici. Ma il dissolvimento dello Stato austriaco è avvenuto come un fenomeno a parte, come qualcosa che è risultato dalle sue condizioni interne. Questo Stato si è sgretolato, e si sarebbe probabilmente sgretolato anche se l'Austria se la fosse cavata meglio in guerra. È una cosa che può dire chi ha osservato obiettivamente per decenni le condizioni dell'Austria - ed io vi ho trascorso trent'anni della mia vita.

 

Negli anni sessanta del secolo scorso in quest'Austria è sorta l'esigenza della democrazia, cioè di una rappresentanza popolare. Che forma è stata data a questa rappresentanza popolare? È stata concepita in modo tale che i rappresentanti del popolo nel consiglio dell'impero fossero composti da quattro curie, da quattro curie di natura esclusivamente economica: 1) in primo luogo la curia dei latifondisti - prima curia; 2) in secondo luogo le città, i mercati e le zone industriali - seconda curia; 3) in terzo luogo le camere di commercio - terza curia; 4) la quarta curia era formata dai comuni rurali, ma anche lì venivano presi in considerazione solo gli interessi economici.

 

Quindi i rappresentanti nel consiglio dell'impero austriaco venivano scelti in base alla propria appartenenza ad un comune rurale, ad una camera di commercio e così via. In tale consiglio si riunivano i rappresentanti di interessi puramente economici. Le deliberazioni che prendevano a maggioranza provenivano ovviamente da singoli individui, ma quei singoli individui rappresentavano gli interessi che derivavano dalla loro appartenenza economica ai latifondi, alle città, ai mercati e alle zone industriali, alle camere di commercio o ai comuni rurali.

 

E che genere di diritti pubblici veniva alla luce in quel modo, quali diritti pubblici venivano sanciti per maggioranza? Dei DIRITTI PUBBLICI [il maiuscolo è mio - ndc] che altro non erano se non INTERESSI ECONOMICI CAMUFFATI! [La storia  di ieri si ripete oggi e si ripeterà all’infinito finché non si inizierà a risiedere nei parlamenti con interessi diversi da quelli meramente economici - ndc].

 

È infatti evidente che quando per esempio le camere di commercio erano d'accordo con i latifondisti su qualcosa che procurava a entrambi dei vantaggi economici, si poteva prendere una decisione a maggioranza contro gli interessi di una minoranza, per la quale magari proprio quella cosa era importante. QUANDO NEI PARLAMENTI SIEDONO DELLE RAPPRESENTANZE DI INTERESSI DI NATURA ECONOMICA, È SEMPRE POSSIBILE COSTITUIRE DELLE MAGGIORANZE CHE DELIBERINO A PARTIRE DAGLI INTERESSI ECONOMICI, CREANDO COSÌ DEI DIRITTI CHE NON HANNO NIENTE A CHE VEDERE CON QUELLA CHE SAREBBE LA COSCIENZA GIURIDICA CHE HA ORIGINE DAL SENTIMENTO CHE VIVE NEI RAPPORTI INTERPERSONALI.

 

OPPURE PRENDETE IL FATTO CHE NELL'ANTICA ASSEMBLEA NAZIONALE TEDESCA C'ERA UN GROSSO PARTITO, CHE SI CHIAMAVA "IL CENTRO" E RAPPRESENTAVA SOLTANTO GLI INTERESSI CULTURALI DEI CATTOLICI. QUESTO PARTITO POTEVA ALLEARSI CON QUALUNQUE ALTRO PER RAGGIUNGERE UNA MAGGIORANZA, E A QUEL PUNTO DEI BISOGNI PURAMENTE CULTURALI-SPIRITUALI VENIVANO TRASFORMATI IN DIRITTI PUBBLICI. QUESTO È SUCCESSO INNUMEREVOLI VOLTE.

 

SI È SPESSO FATTO NOTARE CHE COSA VIVE NEI PARLAMENTI MODERNI CHE VOGLIONO DIVENTARE DEMOCRATICI, MA NON SI È ARRIVATI A CAPIRE CHE COSA DEVE ACCADERE: UNA NETTA SEPARAZIONE FRA LA VITA GIURIDICA E LA RAPPRESENTANZA, L'AMMINISTRAZIONE DI INTERESSI ECONOMICI.

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3 febbraio 2012 5 03 /02 /febbraio /2012 09:33

[Continuum di R. Steiner, "Lo Stato”, 3ª conf. di Zurigo del 26/10/1919; Titolo originale: "La vita giuridica: compiti e limiti della democrazia. Diritto pubblico e diritto penale" - A cura di Nereo Villa]  

[...] Per l'uomo moderno la riflessione sul diritto viene così a coincidere con ciò che si è sviluppato sotto forma di RIVENDICAZIONE DEMOCRATICA [il grassetto è mio - nota del curatore] nella storia più recente dell'umanità.

 

Ci avviciniamo all'essenza di rivendicazioni come quella democratica solo se consideriamo l'evoluzione dell'umanità come quella di un grande organismo, ma i modi attuali di vedere le cose sono ben lontani da questo modo di vedere spirituale.

 

Vedete, di sicuro ognuno troverebbe ridicolo e assurdo il voler spiegare come l'uomo si sviluppa dalla nascita alla morte in base all'influenza dei prodotti alimentari, se si volesse cioè affermare che il modo del suo sviluppo dalla nascita alla morte sia dovuto al fatto che il cavolo è così, il frumento è così, la carne di manzo è così, e via dicendo.

 

No, nessuno ammetterà che questo sia un modo ragionevole di vedere le cose. Chiunque riconoscerà invece che bisogna chiedere: qual è il motivo per cui intorno al settimo anno di vita dalla natura umana stessa si sviluppano quelle forze che danno origine alla seconda dentizione? Non è possibile dedurre dal cavolo o dalla carne di manzo il fatto che si verifichi il cambio dei denti!

 

Allo stesso modo bisogna chiedere: come si sviluppa a partire dall'organismo umano stesso ciò che per esempio rappresenta la maturità sessuale? E via dicendo. Bisogna cioè indagare la natura interiore dell'organismo che è in via di sviluppo.

 

Provate un po', fra le opinioni odierne, a cercarne una che possa essere applicata alla storia e all'evoluzione dell'umanità, una che per esempio abbia ben chiaro che, mentre l'umanità si evolve sulla Terra, di epoca in epoca sviluppa a partire da se stessa, dalla natura del proprio organismo vivente, determinate forze e prerogative, determinate qualità.

 

Chi, osservando la natura, impari ad essere oggettivo, potrà trasferire questa obiettività anche all'osservazione della storia.

 

E in quell'ambito si scopre che dalle profondità della natura umana a partire dalla metà del XV secolo si è sviluppata, trovando una corrispondenza più o meno soddisfacente nelle varie zone della Terra, proprio questa esigenza di democrazia, la richiesta che, nei suoi rapporti con i propri simili, l'uomo faccia valere ciò che egli stesso sente come giusto, come adeguato a lui.

 

Il principio democratico che scaturisce dal profondo della natura umana è diventato il tratto distintivo dell'anelito umano nei rapporti sociali dell'era moderna. Quella dell'umanità odierna nei confronti della vita democratica è dunque un'esigenza elementare.

 

Chi si rende conto di queste cose deve però anche prenderle del tutto sul serio, e deve porsi la domanda: QUAL È IL SIGNIFICATO E QUALI SONO I LIMITI DEL PRINCIPIO DEMOCRATICO?

 

IL PRINCIPIO DEMOCRATICO - l'ho appena descritto - CONSISTE NEL FATTO CHE GLI INDIVIDUI CHE VIVONO INSIEME IN UN ORGANISMO SOCIALE CIRCOSCRITTO DEVONO PRENDERE DECISIONI CHE PROVENGANO DALLA PARTECIPAZIONE DI OGNI SINGOLO. TALI DECISIONI POSSONO DIVENTARE VINCOLANTI PER LA SOCIETÀ SOLO SE SI FORMANO DELLE MAGGIORANZE. CIÒ CHE RIENTRA IN TALI DELIBERAZIONI PRESE A MAGGIORANZA DEI VOTI SARÀ DEMOCRATICO SOLO SE

 

OGNI SINGOLO INDIVIDUO IN QUANTO TALE SI TROVA DI FRONTE

ALL'ALTRO SINGOLO INDIVIDUO COME SUO PARI.

 

Ma allora, cari ascoltatori, È POSSIBILE DELIBERARE DEMOCRATICAMENTE SOLO SU QUELLE COSE IN CUI IL SINGOLO INDIVIDUO È REALMENTE PARI AD OGNI ALTRO UOMO NELLA SUA CAPACITÀ DI GIUDIZIO. Cioè, SUL TERRENO DEMOCRATICO POSSONO ESSERE PRESE UNICAMENTE DECISIONI IN MERITO ALLE QUALI OGNI INDIVIDUO MAGGIORENNE È IN GRADO DI ESPRIMERE UN GIUDIZIO SUO PROPRIO PER IL FATTO STESSO DI ESSERE MAGGIORENNE.

 

E con questo, credo che siano indicati nel modo più chiaro possibile I LIMITI DELLA DEMOCRAZIA. SUL TERRENO DELLA DEMOCRAZIA SI PUÒ DELIBERARE SOLO CIÒ CHE PUÒ ESSERE GIUDICATO UGUALMENTE DA OGNUNO PER IL SEMPLICE FATTO DI ESSERE MAGGIORENNE.

 

COSÌ SI ESCLUDE DALLE DELIBERAZIONI DEMOCRATICHE TUTTO CIÒ CHE HA A CHE FARE CON LO SVILUPPO DEI TALENTI UMANI NELLA VITA PUBBLICA. TUTTO QUELLO CHE È EDUCAZIONE E PUBBLICA ISTRUZIONE, TUTTO CIÒ CHE FA PARTE DELLA VITA CULTURALE, RICHIEDE L'INTERVENTO DELL'INDIVIDUO - ne parleremo dettagliatamente dopodomani -, RICHIEDE SOPRATTUTTO LA CONOSCENZA DELL'INDIVIDUO, ESIGE CHE L'INSEGNANTE, L'EDUCATORE, SIA DOTATO DI PARTICOLARI CAPACITÀ INDIVIDUALI CHE NON VENGONO DATI ALL'UOMO SEMPLICEMENTE GRAZIE AL RAGGIUNGIMENTO DELLA MAGGIORE ETÀ.

 

O NON SI PRENDE SUL SERIO LA DEMOCRAZIA, E ALLORA LA SI LASCIA DECIDERE ANCHE SU TUTTO QUELLO CHE DIPENDE DALLE CAPACITÀ INDIVIDUALI; OPPURE LA SI PRENDE SUL SERIO E ALLORA SI DEVE ESCLUDERE DALLA DEMOCRAZIA, DA UN LATO, L'AMMINISTRAZIONE DELLA VITA CULTURALE.

 

MA DA QUESTA DEMOCRAZIA SI DEVE ESCLUDERE, DALL'ALTRO LATO, ANCHE TUTTO QUELLO CHE È VITA ECONOMICA. Tutto quello che ho esposto nella conferenza di ieri si basa sulla competenza e sulla specializzazione che il singolo acquisisce negli ambienti e nelle attività di tipo economico in cui è inserito. La maggiore età, la capacità di giudizio di ogni individuo diventato maggiorenne, non potrà mai stabilire se uno è un buon agricoltore o un bravo industriale e via dicendo. Quindi non è possibile usare le deliberazioni prese a maggioranza da maggiorenni per stabilire quello che deve succedere nell'ambito della vita economica.

 

Ciò significa che L'ELEMENTO DEMOCRATICO DEV'ESSERE RESO AUTONOMO SIA DALLA VITA CULTURALE SIA DALLA VITA ECONOMICA.

 

A quel punto fra le due sorge la VITA STATALE prettamente democratica, in cui ogni uomo sta di fronte all'altro in qualità di individuo capace di giudizio, maggiorenne e con pari diritti e doveri, ma nella quale possono essere prese decisioni a maggioranza solo su ciò che dipende dall'uguale capacità di giudizio di tutti i soggetti maggiorenni.

 

Chi non si limita ad affermare in astratto queste cose che vi ho appena esposto, ma le valuta per il peso che hanno per la vita concreta, vede che gli uomini si ingannano su di esse perché sono scomode da immaginare, perché non si ha voglia di trovare il coraggio di seguire questo modo di pensare fin nelle sue ultime conseguenze.

 

Ma, cari ascoltatori, non averlo voluto fare, aver opposto cose del tutto diverse all'esigenza generale di democrazia ha avuto conseguenze del tutto concrete nella recente evoluzione dell'umanità. Preferisco descrivervi queste cose a partire dalla storia piuttosto che da principi astratti.

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2 febbraio 2012 4 02 /02 /febbraio /2012 15:41

[Continuum di R. Steiner, "Lo Stato”, 3ª conf. di Zurigo del 26/10/1919; Titolo originale: "La vita giuridica: compiti e limiti della democrazia. Diritto pubblico e diritto penale" - A cura di Nereo Villa]

 

[...] Cari ascoltatori, la vita giuridica ha posto gli uomini, nella sua essenza e nel suo significato, a più riprese di fronte alla domanda: QUAL È LA VERA ORIGINE DEL DIRITTO? [il maiuscolo è mio - nota del curatore] Qual è l'origine di ciò che gli uomini ritengono legale e giusto nei loro rapporti interpersonali?

 

Questa domanda è sempre stata di estrema importanza per gli esseri umani. È invece molto strano che oggi in un'ampia cerchia di persone interessate al sociale la questione giuridica vera e propria sia come caduta in un buco, sia praticamente sparita. Certo, anche oggi ci sono molte discussioni accademico-teoriche sull'essenza e il significato del diritto eccetera, eccetera. Ma è caratteristica nella discussione effettuata da vaste cerchie proprio la scomparsa più o meno totale della questione giuridica.

 

Per spiegarlo devo richiamare la vostra attenzione su qualcosa che al giorno d'oggi si manifesta sempre più chiaramente, mentre fino a poco tempo fa veniva ancora ignorato del tutto.

 

Gli uomini hanno visto sorgere delle condizioni sociali insostenibili, e anche quelli che non sono stati sfiorati esistenzialmente da queste condizioni in contrasto con le esigenze della vita sociale hanno cercato di rifletterci sopra.

 

E mentre fino a poco tempo fa le cose erano davvero così radicali come vi ho appena detto, al punto che si veniva derisi se ci si aspettava qualcosa per le condizioni economiche dall'assetto giuridico e da quello culturale, oggi si sente fare sempre più spesso - ma si potrebbe dire da oscure profondità dell'anima - questa affermazione: "Sì, in fondo nell'atteggiamento sociale degli esseri umani gli uni verso gli altri giocano un ruolo anche questioni psicologiche e giuridiche."

 

E gran parte della confusione che regna nelle condizioni sociali deriva dal fatto che i rapporti psicologici degli uomini e quelli giuridici sono stati tenuti troppo poco in considerazione nella loro fisionomia autonoma. Ora si comincia ad accennare, dato che la cosa è ovvia, al fatto che la salvezza dovrebbe venire da un'altra parte che non sia quella puramente materialistica dell'economia. Ma quando poi se ne parla a livello concreto, questo viene messo ancora troppo poco in evidenza.

 

È come un filo rosso che si snoda attraverso tutto ciò che hanno da dire i nuovi pensatori socialisti [e libertari; colgo l’occasione per sottolineare che il mio continuo accenno alle negatività dei libertari non muove da sentimenti personali di antipatia o di simpatia nei lori confronti, ma da spregiudicate considerazioni che vogliono, anzi, essere una critica costruttiva a questo movimento, il quale, nonostante l’ignoranza e/o l’avversione per la scienza dello spirito a carattere antroposofico, ha caratteristiche molto vicine all’antroposofia di Steiner; purtroppo si tratta di caratteristiche ideologiche di tipo dogmatico, quindi antievolutive, che rischiano perciò di bloccare il movimento in staticità di pensiero - ndc], e cioè che occorre instaurare una struttura sociale in cui tutti gli uomini possano vivere secondo le loro capacità e i loro bisogni. A loro non importa che quanto ho appena detto venga più o meno attuato - in maniera grottescamente radicale o più in linea con una mentalità conservatrice.

 

Sentiamo dire dappertutto che i danni dell'attuale ordinamento sociale derivano soprattutto dal fatto che all'interno di quest'ordinamento l'uomo non è in grado di

esplicare pienamente le proprie capacità, e dall'altra parte che questo ordinamento sociale è tale per cui l'uomo non è in condizione di soddisfare i propri bisogni - in pratica che non c'è uguaglianza nella possibilità che si ha di soddisfare i propri bisogni.

 

Dicendo queste cose, ci si rifà a due elementi fondamentali della vita umana: le CAPACITÀ sono qualcosa che si pone maggiormente in relazione con l'intelletto umano, poiché in definitiva tutti i talenti dell'uomo, che deve agire consapevolmente, hanno origine dal suo pensiero, dal suo raziocinio.

 

È vero che le capacità della mente devono essere costantemente incoraggiate, spronate dal sentimento, ma questo da solo non può fare nulla se manca l'idea di fondo, il genio conoscitivo. Quindi quando si parla di talenti, anche di abilità pratiche, bisogna rifarsi alla vita intellettiva, allo stato di coscienza. Perciò diverse persone si sono rese conto che bisogna fare in modo che l'uomo possa valorizzare la propria vita intellettiva all'interno della struttura sociale.

 

L'altro fattore che vuole esprimersi riguarda maggiormente l'elemento vitale della volontà. Il volere, che nasce dal desiderio, dalla necessità che si ha di questo o quel prodotto, è una forza basilare della natura umana. E quando si dice che l'uomo deve poter vivere in una struttura sociale in base ai propri BISOGNI, ci si riferisce alla sfera del volere [quando Steiner parla del volere intende non l’intenzione a volere qualcosa, cioè l’anelito o il velleitarismo, che sono ancora pensare, ma la sfera dell’azione umana; forse non è un caso che l'opera più vasta e importante del libertario Ludwig Von Mises sia stata "L'azione umana", un trattato sull'economia - ndc]. 

 

Ecco quindi che, pur senza accorgersene, anche i marxisti parlano DELL'UOMO quando sollevano la loro questione sociale, anche se vorrebbero far credere di star parlando solo di istituzioni. È vero che parlano di istituzioni, ma le vogliono organizzare in modo tale che la vita intellettiva dell'uomo, le capacità umane, possano essere valorizzate così che i bisogni umani possano essere soddisfatti equamente così come si presentano.

 

SOLO CHE IN QUESTA VISIONE C'È QUALCOSA DI MOLTO PARTICOLARE: MANCA DEL TUTTO UN ELEMENTO UMANO ALTRETTANTO ESSENZIALE, E CIOÈ LA VITA EMOTIVA, LA SFERA DEL SENTIMENTO.

 

Vedete, se si dicesse che si vuole instaurare una struttura sociale nella quale gli uomini possano vivere in base ai loro talenti, ai loro sentimenti e ai loro bisogni, allora si avrebbe l'uomo nella sua totalità. E invece è strano, ma anche tipico, che MENTRE SI VUOLE DESCRIVERE LA META SOCIALE COMPLESSIVA DELL'UOMO SI TRALASCI LA SUA VITA EMOTIVA.

 

MA CHI, NELLA SUA OSSERVAZIONE DELL'UMANITÀ, IGNORA LA VITA EMOTIVA, OMETTE DI PRENDERE IN CONSIDERAZIONE I REALI RAPPORTI GIURIDICI NELL'ORGANISMO SOCIALE, POICHÉ NELLA CONVIVENZA FRA ESSERI UMANI TALI RAPPORTI POSSONO SVILUPPARSI SOLO IN BASE AL MODO IN CUI INTERAGISCONO FRA LORO I SENTIMENTI UMANI. IL DIRITTO PUBBLICO RISULTA DAI SENTIMENTI CHE GLI UOMINI VIVONO GLI UNI NEI CONFRONTI DEGLI ALTRI.

 

E SICCOME NELLA FONDAZIONE DEL MOVIMENTO SOCIALE SI È IGNORATO L'ELEMENTO VITALE DEL SENTIMENTO, LA QUESTIONE GIURIDICA È PIOMBATA PER FORZA, COME VI HO DETTO, IN UN BUCO: È SPARITA. SI TRATTA DI RIMETTERE QUESTA QUESTIONE GIURIDICA NELLA SUA GIUSTA LUCE. CERTO, SI SA CHE ESISTE UN DIRITTO, MA LO SI VORREBBE COME UNA SEMPLICE APPENDICE DELLE CONDIZIONI ECONOMICHE.

 

E come si sviluppa il diritto nella convivenza umana? Vedete, si è cercato più volte di dare una definizione del diritto, ma non si è mai riusciti a trovarne una davvero soddisfacente. E anche quando si è analizzata l'origine del diritto non ne è risultato nulla. Volendo rispondere a questa domanda, non è mai emerso niente. Perché?

 

È come se si volesse far sviluppare il linguaggio solo e soltanto dalla natura del singolo uomo. Spesso è stato detto, e a ragione, che UN UOMO CRESCIUTO SU UN'ISOLA DESERTA NON GIUNGEREBBE MAI A PARLARE, POICHÉ IL LINGUAGGIO SI ATTIVA NEL CONTATTO CON GLI ALTRI ESSERI UMANI, ALL'INTERNO DELLA SOCIETÀ UMANA.

 

ALLO STESSO MODO, CARI ASCOLTATORI, IL DIRITTO SI SVILUPPA A PARTIRE DAL SENTIMENTO CHE SI PROVA NELL'INTERAZIONE COL SENTIMENTO DELL'ALTRO ALL'INTERNO DELLA VITA PUBBLICA.

 

NON SI PUÒ DIRE CHE IL DIRITTO SCATURISCA DA QUESTO O DA QUELL'ANGOLO DELL'UOMO O DELL'UMANITÀ, MA SI PUÒ DIRE SOLTANTO CHE, ATTRAVERSO I SENTIMENTI CHE VENGONO VISSUTI GLI UNI PER GLI ALTRI, GLI UOMINI ENTRANO IN RELAZIONI RECIPROCHE CHE POI SANCISCONO A LIVELLO GIURIDICO. IL DIRITTO È PERCIÒ QUALCOSA CHE VA STUDIATO SOPRATTUTTO NEL SUO FORMARSI ALL'INTERNO DELLA SOCIETÀ UMANA.

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2 febbraio 2012 4 02 /02 /febbraio /2012 14:37

economicismo.jpeg[Continuum di R. Steiner, "Lo Stato”, 3ª conf. di Zurigo del 26/10/1919; Titolo originale: "La vita giuridica: compiti e limiti della democrazia. Diritto pubblico e diritto penale" - A cura di Nereo Villa]

 

[...] Che cosa ha visto in primo piano l'operaio che, strappato al suo mestiere, è stato inchiodato alla macchina, stipato in una fabbrica, mentre osservava la vita che si svolgeva intorno a lui?

 

Nella sua vita ha potuto più che altro vedere come qualsiasi cosa egli sia in grado di pensare, o qualunque diritto egli abbia nei confronti di altri uomini, come tutto ciò dipenda e sia determinato da quei rapporti di potere economici in cui per lui si evidenzia la sua impotenza economica rispetto a chi è economicamente forte.

 

Si può allora dire che nelle cerchie dirigenti, dominanti, è nata una certa negazione della verità fondamentale secondo la quale le istituzioni umane hanno origine dalla

vita cosciente degli uomini stessi. Gli uomini hanno dimenticato di far valere questa verità nella vita sociale. Le classi dirigenti si sono abbandonate a poco a poco, direi

istintivamente, ad una vita - se non proprio ad una convinzione - che ha reso la cultura e il diritto dipendenti dai mezzi di potere economico.

 

Da questo però ha avuto origine un dogma, una concezione della vita di pensatori socialisti e dei loro seguaci, secondo la quale nell'evoluzione umana le cose devono stare necessariamente così, in base alla quale non è possibile che l'uomo organizzi i rapporti giuridici e la vita culturale a partire dalle proprie convinzioni. È NATO IL DOGMA SECONDO IL QUALE LA VITA CULTURALE E QUELLA GIURIDICA NON POSSONO CHE ESSERE UN'APPENDICE DELLE REALTÀ ECONOMICHE, DEI RAMI ECONOMICI DI PRODUZIONE E COSÌ VIA [il maiuscolo è mio - nota del curatore].

 

E così in vasti ambienti la questione sociale è sorta sottoforma di una rivendicazione precisa che aveva alla base la convinzione: la vita economica crea la vita giuridica, la vita economica decide della vita culturale - quindi bisogna trasformare la vita economica in modo che produca una vita giuridica e una vita culturale adeguate alle esigenze di queste cerchie.

 

Dalle abitudini di vita delle cerchie dominanti, la classe operaia ha imparato a portare a coscienza quello che gli altri vivevano a livello istintivo, trasformandolo così in un

dogma.

 

E noi oggi ci troviamo di fronte alla questione sociale in maniera tale per cui C'È IN TANTISSIME PERSONE L'IDEA CHE BASTI TRASFORMARE LA VITA ECONOMICA, LE ISTITUZIONI ECONOMICHE, PERCHÉ TUTTO IL RESTO - LA VITA GIURIDICA E QUELLA CULTURALE - CAMBI DA SOLO; l'idea che istituzioni economiche, tutte perfette da un punto di vista sociale, automaticamente forgino diritto e cultura a loro immagine.

 

Come conseguenza di questo modo di vedere non si è capito intorno a che cosa verte in realtà la questione sociale dei nostri tempi. In un certo senso QUESTO DOGMA HA

CELATO, HA VELATO LA REALTÀ VERA DELLA QUESTIONE SOCIALE CON UN GRANDE INGANNO, CON UNA GROSSA ILLUSIONE.

 

E la realtà è che la dipendenza della vita giuridica e culturale da quella economica è un fatto della storia più recente, e che si tratta proprio di superare questa dipendenza

diventata sempre più reale.

 

E mentre oggi in molti ambienti socialisti [oggi anche liberisti e libertari - ndc] si pensa che per prima cosa vada modificata la vita economica, dopo di che tutto il resto seguirà automaticamente, BISOGNA PORSI LA DOMANDA: QUALI CONDIZIONI VANNO CREATE DAPPRIMA IN AMBITO GIURIDICO E CULTURALE AFFINCHÉ DA UN NUOVO TIPO DI DIRITTO E DI CULTURA POSSANO SORGERE DELLE CONDIZIONI ECONOMICHE CHE CORRISPONDANO ALLE ESIGENZE DI UN'ESISTENZA DEGNA DELL'UOMO?

 

arimaneQUINDI LA PRIMA DOMANDA CHE DOBBIAMO PORCI NON È: IN CHE MODO RENDIAMO LA VITA GIURIDICA E QUELLA CULTURALE SEMPRE PIÙ DIPENDENTI DALLA VITA ECONOMICA?, BENSÌ: COME POSSIAMO USCIRE DA QUESTA DIPENDENZA? [Questa dipendenza da cui dobbiamo liberarci è la massima dipendenza che rende l’uomo di oggi schiavo di Arimane - ndc]   

 

Queste riflessioni sono estremamente importanti, poiché ci mostrano quali sono gli ostacoli per una comprensione spregiudicata dell'attuale questione sociale, come uno

degli ostacoli principali sia un dogma formatosi nel corso degli ultimi secoli. QUESTO DOGMA SI È RADICATO AL PUNTO CHE AL GIORNO D'OGGI NUMEROSE PERSONE COLTE E INCOLTE, OPERAI E NON OPERAI, DERIDONO CHIUNQUE CREDA CHE UN RISANAMENTO DELLA VITA GIURIDICA E CULTURALE POSSA AVER LUOGO SENZA ESSERE LA CONSEGUENZA INEVITABILE DI UNA TRASFORMAZIONE DELLA VITA ECONOMICA STESSA.

 

Il mio compito oggi è quello di parlarvi della vita giuridica, dopodomani vi parlerò di quella culturale.

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2 febbraio 2012 4 02 /02 /febbraio /2012 09:57

arimane.jpg[da R. Steiner, "Lo Stato”, 3ª conf. di Zurigo del 26/10/1919; Titolo originale: "La vita giuridica: compiti e limiti della democrazia. Diritto pubblico e diritto penale" - A cura di Nereo Villa]

 

[...] Cari ascoltatori!

 

Per crearsi dei concetti giusti sulla vita sociale bisogna capir bene che rapporto c'è tra gli uomini - che nella loro convivenza danno origine alla vita sociale - e le istituzioni nelle quali vivono.

 

Chi osservi con spassionatezza la vita sociale, scoprirà che in fin dei conti tutto ciò che ci circonda in fatto di istituzioni esterne proviene dai provvedimenti e dalla volontà degli uomini stessi.

 

E chi giunge a questa convinzione finirà per dirsi che nella vita sociale tutto dipende in primo piano dal fatto che gli uomini si rivelino individui sociali o asociali in base alle loro forze, alle loro capacità e alla loro mentalità nei confronti di altre persone. GLI INDIVIDUI CON UNA STRUTTURA MENTALE SOCIALE, CON UNA VISIONE COMUNITARIA DELLA VITA, DARANNO ORIGINE A ISTITUZIONI CHE FAVORISCONO LA SOCIALITÀ [il maiuscolo è mio - nota del curatore].

 

E su vasta scala si può dire che il fatto CHE IL SINGOLO SIA IN GRADO DI AVERE LE ENTRATE ADEGUATE AL PROPRIO SOSTENTAMENTO DIPENDE DA COME I SUOI SIMILI GLI FORNISCONO GLI STRUMENTI PER QUESTO MANTENIMENTO, se sanno lavorare per lui in modo che possa mantenersi con questi mezzi. Per essere del tutto concreti: CHE IL SINGOLO POSSA COMPRARE PANE A SUFFICIENZA DIPENDE DAL FATTO CHE GLI UOMINI ADOTTINO MISURE TALI PER CUI CHIUNQUE LAVORI, CHIUNQUE FACCIA QUALCOSA, POSSA OTTENERE UN'ADEGUATA QUANTITÀ DI PANE IN CAMBIO DEL PROPRIO LAVORO, DELLA PROPRIA PRESTAZIONE.

 

D'altro canto, il fatto CHE IL SINGOLO SIA IN GRADO DI DARE EFFICACIA AL PROPRIO LAVORO, DI OCCUPARE EFFETTIVAMENTE IL POSTO IN CUI GLI È POSSIBILE PROCURARSI I MEZZI NECESSARI AL SUO SOSTENTAMENTO, DIPENDE A SUA VOLTA DAL FATTO CHE GLI UOMINI FRA I QUALI VIVE ABBIANO O MENO ADOTTATO DELLE MISURE SOCIALI CHE GLI CONSENTANO DI OCCUPARE UN POSTO DI LAVORO ADEGUATO AI SUOI TALENTI [l’idea di Monti sul lavoro è esattamente il contrario di questa adeguatezza. Ieri sera, mercoledì 1° febbraio 2012, negli studi di Matrix, egli impostato gli obiettivi del governo sul tema di lavoro: "I ragazzi si dovranno abituare a cambiare spesso lavoro. Diciamolo, il posto fisso è monotono". Ma questa “monotonia” di Monti è solo un aspetto della sua visione schiavistica dell’essere umano, dovuta all’arimanicità del suo pensiero - ndc].

 

"Inno ad Arimane", poesia di Giacomo Leopardi, recitata da Carmelo Bene: 

 

Cari ascoltatori, basta un'osservazione un pochino spassionata della vita sociale per rendersi conto che quanto ho appena detto è una sorta di ASSIOMA, una specie di MASSIMA FONDAMENTALE evidente da sé, nei confronti della questione sociale [TALE ASSIOMA o MASSIMA FONDAMENTALE NON VALE PER ARIMANE, la cui principale seduzione consiste nel far credere che la ricchezza economica porti la felicità e nell’incoraggiare il nazionalismo. Per fare un esempio dell’uso del concetto di “arimanico”, si può dire che è sono arimanici tanto coloro che negano a priori il problema del signoraggio bancario, quanto coloro che ne parlano credendo di combatterlo attraverso il cercare consenso per formare nuovi partiti finalizzati alla nazionalizzazione delle banche. Costoro in realtà non fanno che creare loro stessi l’humus ideale per garantire lo sviluppo della signoria che vorrebbero combattere. Lo stesso dicasi, in altro settore, per i predicatori di morale, e per tutti i vari taumaturghi sociali. Tutta questa orda di nuovi barbari e pirati, malata di “arimane-dipendenza”, adora il dio quattrino ed avversa ogni forma di individualismo (dall'individualismo etico fino al Cristo inteso come involucro dell'io umano). Si tratta dei falsi messia predetti dai vangeli, i quali non hanno altra base su cui poggiare se non la menzogna, il materialismo e/o l’interesse egoistico per il denaro, cioè per il bottino. In altre parole, giocando a proteggerti ti spennano: giocano a riformare l’economia creando schiavitù mascherate da flessibilità sempre nuova, credendosi benefattori, guaritori della società - ndc]. E sarà difficile dimostrare un tale principio a chi non lo riconosce, poiché tali persone non sono disposte a guardare la vita senza pregiudizi - e lo si può fare in ogni ambito della vita - per convincersi che le cose stanno davvero così.

 

Però, cari ascoltatori, per l'uomo moderno questo concetto ha qualcosa di molto spiacevole, per il fatto che per lui la cosa più importante è che non lo si chiami in causa personalmente. Accetta senza problemi che si parli della necessità di migliorare le istituzioni, di trasformarle, ma quando il discorso si sposta sull'esigenza che lui stesso cambi qualcosa nella propria disposizione d'animo, nel proprio modo di vivere, allora lo sente come un attacco diretto alla sua dignità di persona umana. Non ha problemi a sentir dire che le istituzioni devono ricevere un'impronta di solidarietà sociale, ma non sopporta che si chieda a lui di comportarsi in modo sociale.

 

E così nella recente evoluzione storica dell'umanità è subentrato qualcosa di molto singolare. Durante il secolo scorso, come ho già esposto nella prima conferenza, la vita economica ha lasciato dietro di sé tutte le convinzioni, giuridiche e culturali, che gli uomini hanno elaborato su di essa.

 

Nella prima conferenza ho richiamato la vostra attenzione su come proprio la critica sociale di Woodrow Wilson arrivi a fargli affermare che la vita economica ha imposto le proprie esigenze, è progredita, ha assunto determinate forme. La vita giuridica, invece, e quella culturale, con le quali cerchiamo di governare questa vita economica, non hanno tenuto il passo con essa, sono ancora ferme su vecchie posizioni. Ma in tal modo, cari ascoltatori, si tocca una realtà molto importante dell'evoluzione umana più recente.

 

Con l'apparizione di complesse strutture tecniche e dell'inevitabile assetto capitalistico e imprenditoriale dell'economia, la vita economica ha continuato a far valere le sue esigenze. Oserei dire che LE REALTÀ DELLA VITA ECONOMICA SONO GRADUALMENTE SFUGGITE DI MANO AGLI UOMINI, assumendo più o meno un andamento autonomo.

 

L'uomo non ha trovato la forza di padroneggiare la vita economica a partire dalle proprie idee, dalle proprie convinzioni. L'uomo d'oggi ha voluto formare sempre più i suoi concetti giuridici e i suoi progetti culturali muovendo da rivendicazioni economiche, dall'osservazione della vita economica così com'è di fatto.

 

Si può quindi dire che l'elemento caratteristico nell'evoluzione dell'umanità degli ultimi secoli sta nel fatto che sia i concetti giuridici, tramite i quali gli uomini tendono a vivere in pace fra di loro, sia quelli della vita culturale, mediante i quali vogliono sviluppare e organizzare i propri talenti, sono diventati sempre più dipendenti dalla vita economica.

 

arimane2.jpgNon si nota affatto quanto in quest'epoca le idee e il trattamento vicendevole degli uomini siano diventati dipendenti dalla vita economica. È ovvio che anche le istituzioni degli ultimi secoli sono state create dagli uomini stessi, ma non le hanno create tanto a partire da nuove visioni o idee, quanto piuttosto da istinti inconsci, da impulsi involontari.

 

In tal modo si è prodotto qualcosa che in realtà potremmo definire una certa anarchia nella struttura dell'organismo sociale. Nelle prime due conferenze ho già delineato questa fisionomia anarchica da diversi punti di vista. Ma all'interno di questa struttura sociale odierna si sono per l'appunto sviluppate le condizioni che hanno poi portato alla forma moderna della questione proletaria.

 

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1 febbraio 2012 3 01 /02 /febbraio /2012 13:43

grillo2

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1 febbraio 2012 3 01 /02 /febbraio /2012 09:12

zitti tonti, parla monti-copia-1... la sovranità mai socializzata, la truffa monetaria di Mefistofele nel Faust di Goethe, la retribuzione del lavoro, le "uscite" qui intese come emissioni di soldi. 

[Risposte alle domande dopo la 2ª conferenza di Zurigo del 25/10/1919 ("La questione sociale come fatto di cultura, di diritto e di economia") e note sul libertarismo odierno - A cura di Nereo Villa].

 

Indice sommario della 2ª conf.: Fiuto realistico per la triarticolazione - Triarticolazione = libertà e solidarietà bilanciate da uguaglianza - Solo se autogestita la cultura è praticamente produttiva - Solo se autogestita l'economia è socialmente produttiva - L’amministrazione politica è la morte dell’economia - Meccanizzazione, disoccupati e cecità volontaria - La produzione preceda l’associarsi, non viceversa - Nell’economia monetaria, la moneta tiranneggia l’uomo - Il lavoro umano è non pagabile in quanto non è merce - Non il buonsenso determina i prezzi nell’economia ideologica - Il talento umano è credito e non va tassato - Rimozione del giudizio critico nel popolo bue 

 

Signor Ballmann: A un tecnico meccanico la questione si pone così: se lo si osserva si vede cosa si dovrebbe dire. Al tecnico che non ha direttamente a che fare con questioni monetarie, ma soltanto con la costruzione di una macchina o di un oggetto, la cosa dovrebbe presentarsi in questo modo: c'è una macchina in funzione che costa, mettiamo, 100.000 franchi. Ora diciamo che forse questa macchina lavora un mese all'anno, che può essere usata per un mese per questa fabbrica, per chi la ordina. Però ci sono altre tre o quattro fabbriche simili, e anche queste fabbriche hanno bisogno di tanto in tanto di una macchina come questa, che anche per loro costa 100.000 franchi. Qui si vede che se si pensasse a livello sociale si direbbe: un momento, questa macchina che adesso ciascuno utilizza solo un mese all'anno per la propria produzione potrebbe essere usata in modo che basti una sola macchina che viene fatta funzionare tutto l'anno. Sarebbero quindi forse trecento o quattrocentomila franchi, su cui adesso si pagano gli interessi in ogni fabbrica e su cui in base all'attuale sistema devono essere pagati gli interessi, che verrebbero meno se pensassimo su scala sociale. Diciamo che ci sarebbe una fabbrica che lo realizzerebbe e avrebbe per questo una macchina, e l'altra potrebbe ultimare il semilavorato... Questo pensiero sociale, così come l'ho capito io, sarebbe quindi di grande aiuto. E con questo ho finito di esporre la mia opinione e chiedo al Dr. Steiner se questa opinione, così come l'ho intesa io, è in linea con la sua idea. Io credo che sia proprio così.

 

Rudolf Steiner: Forse posso rispondere subito dicendo che quanto ha appena detto questo signore conferma in pieno il principio di associazione. Quando si lavora in maniera del tutto individuale, senza che gli operai si associno fra loro e quindi lavorino insieme, è naturale che si verifichi ciò che Lei ha appena immaginato, e cioè che una macchina venga usata solo in parte. La piena utilizzazione può essere ottenuta solo se i diretti interessati si associano. Ecco dunque che quanto Lei dice è del tutto in linea con il principio di associazione.

 

Signor Marder: Il Dr. Steiner ha spiegato che il tracollo nell'Europa dell'est e in Ungheria deriva dal fatto che certi uomini hanno intrapreso qualcosa che probabilmente non hanno compreso nel modo giusto. Mi potrebbe fornire ulteriori informazioni su come si sarebbe dovuta affrontare la cosa in base alle circostanze che regnavano allora in Austria e in Ungheria, e come mai quello che c'è adesso in Ungheria è meglio di quel che c'era prima?

 

Rudolf Steiner: Desidero rispondere prima all'ultima domanda, nel senso di una conclusione che raggruppi le risposte - le volte prossime avremo ancora occasione di occuparci di altre domande.

 

Al giorno d'oggi, cari ascoltatori, in realtà - e va detto, senza provare né timore né speranza per le opinioni di questi ambienti - in ampie cerchie è diffusa l'opinione che quanto accade all'est sia qualcosa di terribile. E ci sono ambienti che vi vedono invece qualcosa di promettente per l'avvenire.

 

Di solito coloro che più o meno a ragione condannano le condizioni dell'est presentano a comprova l'una o l'altra cosa terribile che lì accade. Vengono descritte certe situazioni e alcune descrizioni possono far rabbrividire, è chiaro. Quelli che vogliono ritoccare i fatti, che sono dei sostenitori di quello che accade là, cercano di minimizzare o di negare le condizioni terribili. Ma vedete, cari ascoltatori, in questo modo non si conclude nulla. Queste cose non possono essere giudicate in base a singoli sintomi. Possono andare all'est tanti giornalisti quanti volete, e descrivere tutte le cose che osservano - da simili descrizioni nessuno potrà formarsi un giudizio, per il semplice motivo che nessuno è in grado di dire quale parte degli orrori dell'est europeo, che non sono di certo piccoli, siano imputabili ai governanti attuali e quale alle conseguenze della terribile guerra. Le cose si intrecciano: le conseguenze della guerra e ciò che nasce a partire dalle condizioni attuali.

 

Quello che si vede e che accade oggi direttamente potrà anche essere oggetto di interessanti conversazioni da terza pagina, ma non fornisce alcun appiglio per una valutazione della situazione. Bisogna saper individuare le intenzioni a partire dalle quali si verifica quello che viene fatto all'est con l'intento di introdurre un nuovo futuro sociale dell'umanità.

 

Ora questo signore mi chiede se credo che si sarebbe potuto fare qualcos'altro o se le condizioni attuali non siano più promettenti di quelle passate.

 

So molto bene quanto poco promettenti fossero le precedenti condizioni zariste. Che siano piaciute a moltissima gente deriva dal fatto che queste persone non si sono create le basi per un sano giudizio, né avevano la volontà di crearselo. Chi prenda davvero in esame ciò che è stato fatto dallo zarismo - soprattutto quello che lo zarismo ha combinato in tempi recenti - può forse già adesso arrivare a chiedersi: che cosa è meglio, quello che c'era prima o quello che c'è oggi?

 

Ma neanche questa è la cosa più importante. La questione è invece: quello che è subentrato oggi è sostanzialmente qualcosa che ha davvero migliorato le vecchie situazioni? Allora bisogna essere in condizione di analizzare le intenzioni - e in un simile campo occorre mantenere un giudizio imparziale, che per esempio potete procurarvi occupandovi di intenzioni come quelle che persegue un Lenin.

 

Se vi leggete qualcosa come “Stato e rivoluzione” di Lenin, vi trovate le intenzioni di Lenin da prima della guerra, dato che il libro è stato scritto a quei tempi. Si può dire che in un certo senso Lenin ha addirittura ragione quando da’ una lavata di capo a quelli che sono marxisti a metà o per un quarto o per tre quarti, quando ritiene di essere l'unico marxista davvero coerente. In futuro, dice, gli uomini dovranno essere inseriti nell'ordinamento sociale in modo che ciascuno vi possa vivere secondo le proprie capacità e i propri bisogni. Questo però dovrebbe creare un'altra situazione che si sostituisce a quella attuale iniqua e impossibile.

 

Ora si trova in Lenin una discussione estremamente interessante, in cui finisce per dire: ma con gli uomini che ci sono oggi non è possibile vivere nell'ordinamento sociale in base alle capacità e ai bisogni di ognuno, questo potrà avverarsi solo quando ci saranno altri uomini, quando sorgerà una razza umana completamente diversa. Occorre prima creare questa razza umana del tutto diversa.

 

Vedete, cari ascoltatori, lì avete un procedere a vele spiegate nell'irrealtà più estrema, il contare su qualcosa che non è affatto possibile. Per mezzo delle condizioni là prodotte infatti non viene di sicuro allevata quella nuova razza umana che possa poi introdurre delle condizioni sociali eque. È su un terreno così friabile che poggiano le intenzioni rispetto a ciò che accade. E allora si può inorridire per i dettagli o trovarli inevitabili, lodarli o biasimarli, non è questo che conta. Importante è rendersi conto che si sta facendo affidamento su idee irreali, su illusioni.

 

E per questo ciò che viene realizzato in questo modo altro non è che una DILAPIDAZIONE [il maiuscolo è mio - nota del curatore] di ciò che è stato costruito in passato. Me ne sono accorto in maniera singolare - a volte le cose più importanti si presentano in sintomi - alcuni mesi fa a Basilea, dove ho parlato ad un'assemblea dello stesso argomento di cui sto parlando a voi adesso. Ad un certo punto un signore si è alzato e ha detto: "Sì, tutto questo è molto bello e lo sarebbe anche se venisse realizzato. Ma non potrà essere realizzato prima che Lenin sia diventato l'imperatore del mondo".

 

Vedete, cari ascoltatori, quella volta ho dovuto rispondere: "Se qualcosa dev'essere socializzato, allora la prima cosa da rendere sociali sono i RAPPORTI DI SOVRANITÀ". Ma questo socialista, che era un seguace di Lenin, voleva fare di Lenin un sovrano universale, l'imperatore del mondo o il papa dell'economia mondiale. In questo modo però i rapporti di sovranità non vengono socializzati e neanche democratizzati, ma vengono monarchizzati, anzi tiranneggiati. Si crea un'autocrazia. Chi sostiene una cosa simile non ha capito affatto che bisogna cominciare a SOCIALIZZARE PRIMA DI TUTTO I RAPPORTI DI SOVRANITÀ.

 

Così, per chi osserva più attentamente, emerge qualcosa di molto singolare circa la realtà dell'est odierno. I fautori delle intenzioni attuali dell'est credono di poter raggiungere in questo modo qualcosa di costruttivo. No, cari ascoltatori, quello che là si intende non è qualcosa di opposto allo zarismo, ma è la QUINTESSENZA DELLO ZARISMO, solo ulteriormente perfezionato per un'altra classe, è una prosecuzione dello zarismo che lo rende peggiore di quanto non fosse prima - come coloro che si trovano all'ala più a sinistra dei partiti radicali oggi non nascondono più di non essere dei progressisti, bensì solo dei reazionari ancora più conservatori di quelli che prima di loro hanno sostenuto la reazione.

 

Chiedendo la dittatura di una classe, da questa classe non scaturisce nient'altro che la tirannia di alcuni singoli, non voglio dire "eletti". Non sono certo degli eletti, ma sono quelli che gettano polvere negli occhi agli altri. Nascerebbe la tirannia di quelli tra i provenienti dalle singole classi che gettano sabbia negli occhi degli altri. Si verificherebbe solo un sovvertimento di uomini, ma le condizioni non migliorerebbero, anzi tenderebbero sostanzialmente a peggiorare.

 

Si tratta quindi di individuare veramente il principio che sta alla base, di pensare a partire dalla realtà, non da grigie teorie preconcette [Purtroppo oggi questo stile di grigiore del pensiero è quello che sta sempre più prendendo piede dall’altra parte rispetto a quella di Lenin, cioè nel movimento libertario, dove la fanno da padrone coloro che, studiando l’ideologia della cosiddetta scuola austriaca del 1929, non fanno che espandere e normare ancora una volta la QUINTESSENZA DELLO ZARISMO IDEOLOGICAMENTE MONARCHIZZATA O TIRANNEGGIATA - ndc]. Vedete, talvolta coloro che pensano in modo sano a partire dalla realtà sono in grado di dare un sano giudizio su singoli fenomeni.

 

Oggi vi ho illustrato che LA PLUTOCRAZIA HA UN EFFETTO DISORIENTANTE SULLE REALI CONDIZIONI SOCIALI. Bisogna solo rendersene conto. La plutocrazia agisce in modo che il denaro produca rapporti di potere, rapporti di tirannia, che al posto delle vecchie potenze conquistatrici e compagnia bella subentri il potere del denaro.

 

In Europa ci si rende conto ancora poco di queste cose. C'è un proverbio americano che dice più o meno: "ESSERSI ARRICCHITI CON LA SOLA ECONOMIA CAPITALISTICA SIGNIFICA RITROVARSI IN BRAGHE DI TELA DOPO TRE GENERAZIONI". Il carattere illusorio dell'economia di denaro viene lì presentato molto chiaramente, come il dissolversi di qualcosa di puramente immaginario. Si può diventare miliardari, e dopo tre generazioni i discendenti di sicuro girano in braghe di tela, perché IL DENARO DIVENTA IL PADRONE DEGLI UOMINI.

 

Quelli che lavorano secondo le intenzioni di Lenin [e dei libertari odierni - ndc] non vogliono trovare principi nuovi, non vogliono studiare a partire dalle condizioni di vita degli uomini come dev'essere la struttura sociale. QUELLO CHE VOGLIONO È APPLICARE ciò che hanno appreso sul capitalismo a un grande capitalista reclutato dall'enorme Stato a loro disposizione. Quello che ha agito nella dominazione capitalistica continuerà ad agire attraverso L'ECONOMIA DI SPIONAGGIO, DI PROTEZIONISMO E QUANT'ALTRO  [si veda a questo proposito il mio video "OtelmaTV - Il bureau degli economisti buzzurri" - ndc].

 

Prima si diceva: trono e altare. All'est si dice: ufficio commerciale e macchina [Oggi in Italia si dice: ufficio commerciale e ideologia, e mi riferisco a quella dei libertari: ideologia anarcocapitalista poggiante su ciò che sta sopra in modo indiscriminato, vale a dire sui contenuti obsoleti della cosiddetta scuola austriaca, vista come il nuovo altare. Ma "quod super stat" (ciò che sta sopra) non è forse l'etimologia di "superstizione"? - ndc]. Ma la superstizione è la stessa. IMPORTANTE È DI NON VOLER CREARE NUOVE CONDIZIONI USANDO I VECCHI CONCETTI e limitandosi a introdurre una nuova classe di persone. L'importante è unirsi intorno a principi davvero nuovi, ad una concezione della vita realmente nuova.

 

Dopotutto, questo risulta anche dalla realtà dell'evoluzione. Prendete ancora l'America: oggi ci sono un partito repubblicano e uno democratico. Se oggi si studiassero questi partiti senza sapere niente della storia, non si capirebbe come mai vengono chiamati in questo modo. Infatti il partito repubblicano non è repubblicano e quello democratico non è democratico, ma sono soltanto delegazioni di cricche, dove ciascuna rappresenta gli interessi particolari della propria brigata. I nomi dei partiti sono dei residui di tempi andati e hanno perso da tempo il loro significato originario. La realtà è ormai un'altra.

 

Oggi non si tratta di farsi abbagliare da qualche cliché partitico, ma di osservare in modo pratico la realtà. Di questo si tratta.

 

E chi osserva con sguardo pratico la realtà dell'est si dice quanto segue - forse posso raccontare una storiella, è importante che queste cose sulla sintomatologia dell'epoca

non vengano taciute del tutto.

 

Quando nel gennaio del 1918 sono tornato dalla Svizzera a Berlino, ho parlato con un uomo profondamente immerso negli avvenimenti, molto coinvolto, e che da tempo conosceva la mia idea secondo la quale era giunta l'ora che nell'Europa centrale e orientale si capisse il concetto della triarticolazione dell'organismo sociale. All'epoca l'avevo elaborata e presentata in base alla situazione di allora alle persone che avrebbero potuto farne qualcosa.

 

L'uomo di cui vi parlo ne era al corrente. Gli sembrava molto plausibile che si dovesse uscire dalla miseria prendendo sul serio lo spirito. All'epoca se ne parlava già da parecchio tempo. Come vi dicevo, sono arrivato a Berlino - ricordatevi cosa c'era nel gennaio del 1918. Quando gli ho parlato dell'infelice idea, dell'idea impossibile - era un militare, un ufficiale di grado superiore - di riprendere quell'offensiva primaverile, quella terribile del 1918, invece di intraprendere un'azione spirituale, mi ha risposto: "Ma che cosa vuole? Kühlmann non ha forse avuto la triarticolazione in tasca? Sì che l'aveva in tasca, eppure ha stipulato Brest-Litovsk" (questo armistizio russo-germanico fu stipulato il 15 dicembre 1917 e abolito dal trattato di pace di Versailles).

 

Oggi per voi possono sembrare i racconti di un sognatore qualsiasi, ma io so che questa "fantasticheria" affonda le sue radici nella realtà: so che nel popolo russo ci sono gli elementi necessari per comprendere per primo l'idea della triarticolazione, se la si comunica nel modo giusto. È quello che sarebbe dovuto subentrare come azione spirituale al posto dell'azione insulsa di Brest-Litovsk. Fra l'Europa centrale e quella orientale sarebbe stata possibile una comunione che avrebbe rappresentato un'azione spirituale, un venirsi incontro su un terreno comune. Questo sarebbe stato qualcosa di completamente diverso!

 

Credo che quanto è stato instaurato dal leninismo sia un'importazione - vi ricordo solo che LENIN È STATO CONDOTTO IN RUSSIA ATTRAVERSANDO LA GERMANIA IN UN VAGONE PIOMBATO. Se si vuole parlare del militarismo tedesco bisogna dire che IL LENINISMO È STATO UN'IMPORTAZIONE. Vorrei ricordare che è lecito pensare che un'azione spirituale avrebbe potuto avere effetti ben diversi, solo che non c'è stata. Ignorando del tutto l'indole del popolo russo, è stata imposta una vuota retorica marxista universale sulla realizzazione di condizioni sociali che, se mai fossero state attuabili, avrebbero potuto essere attuate in Brasile o in Argentina o in qualsiasi altro paese, anche sulla Luna per quel che mi riguarda, proprio come è stato fatto in Russia senza tenere minimamente conto dell'indole particolare di quel popolo.

 

Questa SUPERSTIZIONE, secondo la quale si può imporre qualsiasi cosa ugualmente a tutte le regioni della Terra, è la grande disgrazia dell'est, è quello che da' fondamento alla tirannia di un'idea che sarà terribile nei suoi risultati poiché saccheggia in modo abusivo ciò che è stato creato nel passato. Anche se si sostituisce a qualcosa di terribile, quello in cui è produttiva sono solo i resti, le vestigia del vecchio. Ma quando tocca a lei essere produttiva, si vede

piombare nel nulla.

 

Cari ascoltatori, non farsi un'idea imparziale su queste cose costituisce oggi un'omissione sociale, poiché la situazione è straordinariamente grave. Per questo non è possibile valutare queste cose in base ad una qualsiasi opinione di partito, ma vanno invece giudicate tenendo conto di tutta la realtà.

 

Allora bisogna chiedersi: che cosa si sarebbe dovuto creare dalle fondamenta a partire dalla società russa stessa? Di certo non il leninismo, che è un'astrazione tale da affermare che prima bisogna creare una nuova razza umana. Il lavoro di Lenin non è quindi per i russi, ma per uomini che lui vuol far spuntare dal nulla per mezzo delle condizioni inverosimili da lui create. Questo è il dato di fatto. Alla base di quanto dico non c'è davvero né simpatia né antipatia, ma un intento di comprensione. Oggi il non osservare queste cose in tutta la loro gravità non porta a niente.

 

Un'altra domanda molto interessante è questa:

 

Qual è il rapporto fra quanto detto oggi e la scena della TRUFFA MONETARIA DI MEFISTOFELE NEL "FAUST" DI GOETHE?

 

Cari ascoltatori, è interessante che venga posta questa domanda. Le si può rispondere indicando con quale profondità il goetheanismo osservasse le condizioni reali già ai tempi di Goethe. Cercate di immaginarvi tutta la scena della seconda parte del Faust, in cui Mefistofele, IL DIAVOLO [per Steiner questo diavolo è Arimane, ed è lo stesso che Paolo di Tarso chiamava "Belial" - ndc],INVENTA LA CARTAMONETA, dove presenta all'imperatore tutta LA TRUFFA DEL DENARO. Cercate di vedervi questa scena davanti agli occhi. In fin dei conti avete una bella immaginazione, una rappresentazione metaforica di quella che oggi dev'essere considerara come realtà sociale: LA TOTALE SEPARAZIONE DELL'ECONOMIA MONETARIA DALLA REALTÀ CONCRETA, presentata come una creazione dello "spirito che sempre nega", che non crea mai niente di positivo - una grandiosa raffigurazone poetica!

 

Mostra come Goethe abbia dato forma poetica a qualcosa che a quei tempi non avrebbe potuto dire apertamente, dato che perfino il duca Karl August di Weimar, uomo decisamente spregiudicato, non sarebbe stato più di tanto in grado di capire quello che Goethe intendeva con questa creazione del denaro da parte dello "spirito che sempre nega". Ma Goethe le voleva dire le cose. Andate un po' a vedere quante idee di questo tipo ci sono nel suo romanzo "Gli anni di pellegrinaggio di Wilhelm Meister". Goethe voleva esprimersi. Nella sua epoca non poteva esprimersi in modo diverso da come ha fatto, e proprio in questa scena ci sono moltissimi intuiti con impulsività in campo sociale.

 

Un po' alla volta si capirà cosa significhi il fatto che Goethe sia stato in evoluzione per tutta la sua vita. Al giorno d'oggi è qualcosa che si capisce molto poco, perché oggi si parla di evoluzione nelle scienze naturali, ma non dell'evoluzione dell'uomo nel corso della sua vita [oggi addirittura i libertari affermano che la TRUFFA DEL DENARO, denunciata a suo tempo da Giacinto Auriti come truffa del signoraggio bancario, NON ESISTE A PRIORI!!! - ndc]. A vent'anni si è maturi per essere eletti al parlamento, scrivere

articoli di terza pagina, esprimere giudizi su ogni cosa possibile. Si pensa ben poco al fatto che ci si debba evolvere ulteriormente, non è vero? Goethe invece ci pensava. Era abbastanza consapevole di essersi conquistato negli ultimi anni della sua evoluzione delle cose di cui non disponeva in gioventù.

 

C'è un'ottavina piuttosto simpatica tratta dalle opere postume di Goethe, in cui lui si è espresso a proposito di quelli che dicevano: "Eh sì, Goethe è diventato vecchio. Le opere giovanili - all'epoca era stata pubblicata solo la prima parte del Faust -, quelle sì che testimoniano una vera forza artistica, ma il vecchio Goethe è proprio invecchiato." Lo si è detto anche dopo la sua morte. Vedete, Vischer ha definito la seconda parte del Faust un lavoro abborracciato della vecchiaia. Per il resto non ho niente da obiettare a Vischer, che stimo molto. Ma era un perfetto filisteo, borghese fin sopra i capelli, che non poteva capire ciò che Goethe ha conseguito grazie a un lungo cammino interiore.

 

Goethe stesso ha lasciato come dicevo un'ottavina valida per i contemporanei e non solo. Ve la leggo:

 

"Ora lodano il 'Faust'"

 

Si riferisce alla prima parte del Faust, la seconda non era ancora stata data alle stampe, era un'opera dell'evoluzione matura:

 

"Ora lodano il 'Faust'

e quanto d'altro  

nei miei scritti rintrona  

a loro comodo.  

Il vecchio su e giù  

si rallegra assai;  

per la marmaglia io non sarei  

più quello di prima!"

 

Goethe era ben consapevole del fatto di aver raggiunto grazie alla propria evoluzione qualcosa che doveva unicamente all'età avanzata. E così, quello che ha "nascosto" nella seconda parte del "Faust" è davvero artistico ed è quando lo si rappresenta euritmicamente - come vogliamo fare prossimamente con la scena della seconda parte del Faust sulla cura - che se ne nota l'artisticità anche nella forza creativa.

 

Ma gli uomini non prestano attenzione all'evoluzione interiore e pensano di trovare una visione del mondo matura citando il sentimento astratto e affermando che in Goethe c'è già tutto e citano: "Il nome è solamente un suono, un fumo. Il sentire è tutto. Chi può nominare e riconoscere Colui che tutto abbraccia e tutto regge" - e così via.

 

E questo dovrebbe avere più valore di una concezione del mondo matura! Perfino i filosofi lo citano, dimenticandosi completamente che Goethe l'ha messo in bocca a Faust mentre cerca di catechizzare una ragazzina di sedici anni. L'insegnamento all'adolescente viene citato in contrapposizione ad una concezione matura del mondo! Sono molte le cose in cui oggi bisognerebbe cambiare modo di pensare, e il goetheanismo è già qualcosa che lo consente. E proprio come questa scena con la TRUFFA MONETARIA, si potrebbe richiamare l'attenzione su altre cose tratte da "Gli anni di pellegrinaggio di Wilhelm Meister", che potrebbero mostrare che cos'è l'evoluzione umana, come si possa trarre ispirazione da questo Goethe.

 

Mi è stato anche chiesto:

 

Come dev'essere pagato il salario se non dal ricavato della merce?

 

Vedete, cari ascoltatori, è decisamente interessante riflettere sulla RETRIBUZIONE DEL LAVORO - il tempo che ci resta è talmente poco che posso solo occuparmene brevemente.

È significativo il fatto che a poco a poco la vita economica con esclusione di ogni altra cosa abbia avuto un effetto talmente ipnotico da far subire al programma socialista una completa trasformazione, proprio per quanto riguarda queste cose, all'epoca in cui l'umanità ha cominciato a cullarsi nella grande illusione.

 

Entrare nel merito di questi tre programmi fa parte dello studio più importante del moderno movimento operaio: 1) il programma di Eisenach; 2) il programma di Gotha; il programma di Erfurt.

 

Se prendiamo i programmi fino a quello di Erfurt, redatto nel 1891, troviamo ancora dappertutto la consapevolezza di dover lavorare a partire da determinati ideali di giustizia, da convinzioni politiche. Per questo motivo le due richieste principali presenti in quei vecchi programmi erano: l'abolizione del salario e la creazione dell'uguaglianza in merito ai diritti politici.

 

È vero che il programma di Erfurt è semplicemente economico, ma tende a politicizzare, come vi ho descritto oggi. Le principali richieste che avanzava sono: trasferimento dei mezzi di produzione all'amministrazione collettiva, alla proprietà collettiva, e produzione effettuata dalla collettività. Il programma veniva stabilito a livello puramente economico, ma era pensato secondo categorie politiche. OGGI [1919 - ndc]SI DA' TALMENTE PER SCONTATO L'ATTUALE ORDINAMENTO SOCIALE, CHE SU VASTA SCALA NON CI SI RENDE AFFATTO CONTO DI COME IL SALARIO IN QUANTO TALE SIA IN REALTÀ UNA MENZOGNA SOCIALE [OGGI 2012 LE COSE SONO ESATTAMENTE COME NEL 1919, ANZI, SONO PEGGIORATE IN QUANTO È ASSOLUTAMENTE IMPOSSIBILE AFFRONTARE IL PROBLMA DELLA MENZOGNA SOCIALE  DEL SALARIO CON UN LIBERTARIO!!! - ndc].

 

La realtà del rapporto che c'è fra il cosiddetto lavoratore salariato e il cosiddetto direttore d'impresa è quella di una collaborazione. In realtà quello che avviene è un contrattare - che viene solo camuffato da ogni tipo di rapporto ingannevole, perlopiù rapporti di potere e così via -, per venire a un'intesa sulla distribuzione del ricavato.

 

Volendo esprimersi in maniera paradossale si potrebbe dire: il salario non esiste affatto, quello che esiste già oggi è la distribuzione del ricavato. Solo che di solito OGGI CHI È DEBOLE DAL PUNTO DI VISTA ECONOMICO AL MOMENTO DELLA SPARTIZIONE VIENE IMBROGLIATO. Di questo si tratta.

 

L'importante è di non trasporre nella realtà qualcosa che si basa solo su un errore sociale. Nel momento in cui la struttura sociale è così come l'ho descritta nel mio libro "I punti essenziali della questione sociale", risulta evidente la natura di una collaborazione fra i cosiddetti lavoratori e i datori di lavoro. E del resto questi concetti di "lavoratore" e "datore di lavoro" cessano di esistere, e resta una pura e semplice intesa riguardo alla spartizione del ricavato.

 

A quel punto il rapporto salariale non ha più nessun senso. NON SI DEVE NEANCHE PENSARE DI PAGARE IL LAVORO IN QUANTO TALE. Questo è ovviamente l'altro lato della medaglia. Il lavoro viene subordinato ad un rapporto giuridico - ne parlerò soprattutto domani. LA QUANTITÀ E IL TIPO DI LAVORO VENGONO DETERMINATI IN AMBITO GIURIDICO, NELLO STATO DI DIRITTO. Il lavoro, come le forze di natura, fa parte delle basi della realtà economica. Ma ciò che viene prodotto non potrà costituire il criterio per un salario di qualsiasi genere.

 

Nell'ambito economico conta esclusivamente la prestazione. La cosa più importante è conoscere il fondamento della vita economica, la sua cellula originaria. Questa cellula primordiale l'ho descritta spesso in questo modo:

 

SOSTANZIALMENTE LE MISURE DA ME OGGI DESCRITTE DEVONO TENDERE A FAR SÌ CHE, GRAZIE ALL'EFFICACIA DELL'ASSOCIAZIONE, OGNI UOMO RICEVA IN CAMBIO DI CIÒ CHE PRODUCE CIÒ CHE LO METTA IN CONDIZIONE DI SODDISFARE TUTTI I SUOI BISOGNI FINO AL MOMENTO IN CUI AVRÀ REALIZZATO UN ALTRO PRODOTTO UGUALE.

 

In parole povere: se produco un paio di stivali, grazie alle istituzioni di cui vi ho parlato oggi, questi devono avere un valore tale per cui io ricevo in cambio quello che mi occorre finché non ne avrò realizzato un altro paio. Non può quindi trattarsi di fissare un salario come remunerazione del lavoro, ma di stabilire i prezzi reciproci dei prodotti. NATURALMENTE NEL CALCOLO VA COMPRESO TUTTO CIÒ CHE SERVE PER L'ASSISTENZA AGLI INVALIDI, AI MALATI, PER L'EDUCAZIONE DEI BAMBINI E VIA DICENDO. DI QUESTO DOVREMO ANCORA PARLARE.

 

Si tratta di creare una struttura sociale tale per cui la prestazione, il risultato del lavoro occupi davvero una posizione di primo piano, e che il lavoro stesso al contrario venga fondato su un rapporto giuridico, poiché non può essere regolato se non in modo che l'uno lavori per l'altro. Ma il modo in cui l'uno lavora per l'altro dev'essere regolamentato in campo giuridico, NON VA CERCATO NELLA MENTALITÀ DI MERCATO PROPRIA DELL'ECONOMIA. Domani vedrete che questi pensieri poggiano su una base assolutamente ragionevole.

 

Poi mi si chiede anche come dovranno essere rilevate le uscite.

 

Cari ascoltatori, è molto facile registrare le uscite per il semplice fatto che non si possono nascondere [va sottolineato che oggi le cose appaiono molto degenerate dal periodo in cui furono dette queste parole: recentemente negli USA la Fed ha esplicitamente emesso un 'ordine di servizio' in cui 'sanciva' 'ufficialmente' l’occultamento dell’ammontare delle banconote emesse già da almeno un decennio e più; non sono tutt'ora in grado di documentare questa informazione, ma la documenterò al più presto - ndc]Ogni volta che inserisco qualcosa nel processo sociale, questo può essere naturalmente rilevato, proprio come viene registrata una lettera spedita per posta, dove l'ufficio postale non mancherà di farmi pagare il francobollo e così via. Chi rifletterà su questi singoli provvedimenti particolari non li troverà poi troppo difficili.

 

E ancora:

 

come si comportano i rapporti di credito agricoli?

 

Oggi non abbiamo più tempo per occuparci di queste cose. Nel corso delle prossime conferenze tornerò a parlare delle condizioni agricole in altri contesti.

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31 gennaio 2012 2 31 /01 /gennaio /2012 18:26
Ripubblico questo breve articolo su Grillo di 6 anni fa inviato al quotidiano piacentino "Libertà", dato che sento muoversi grilli che vorrebbero essere... trilli (arquatesi o genovesi...)!
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Presentazione

  • : Blog di creativefreedom
  • : Musicista, scrittore, studioso di ebraico e dell'opera omnia di Rudolf Steiner dal 1970 ca., in particolare de "La filosofia della Libertà" e "I punti essenziali della questione sociale" l'autore di questo blog si occupa prevalentemente della divulgazione dell'idea della triarticolazione sociale. http://digilander.libero.it/VNereo/
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